Insegnamento delle nuove tecnologie della comunicazione nelle scuole d’arte svizzere

Michel Buhler

A partire dagli anni Settanta, in Svizzera come nel resto nel mondo, le scuole d’arte si aprono progressivamente alle nuove tecnologie. Le discipline classiche – pittura, disegno, scultura, incisione ecc. – perdono terreno di fronte a mezzi nuovi di produzione delle immagini. Definizioni e finalità dell’arte subiscono un ripensamento radicale, vengono introdotte pratiche nuove e il campo d’azione degli artisti plastici si allarga notevolmente. Le arti visive si aprono insomma al cinema, al video, alla manipolazione dei suoni; il mutamento coinvolge sia le arti applicate (design, grafica, comunicazione visiva) sia le belle arti.

A Ginevra l’Ecole supérieure des beaux arts (oggi HEAD, Haute école d’art et de design) funge da apripista, introducendo per prima nella sua offerta di corsi quella formazione audiovisiva che ben presto diverrà una sezione d’insegnamento del cinema, una scuola di cinema nel senso pieno del termine. Qualche anno dopo, a questa prima scuola svizzera del settore si affianca a Losanna l’Ecole cantonale d’art, che dal canto suo, sotto l’impulso del regista Yves Yersin, apre un dipartimento audiovisivo (il DAVI). All’inizio degli anni Novanta è il turno di Zurigo e di Lucerna: l’allora HGKZ (Hochschule für Gestaltung und Kunst Zürich) introduce un curricolo per registi cinematografici, la HGKL (Hochschule für Gestaltung und Kunst Luzern) sviluppa corsi per videasti e per creatori di film d’animazione.

Oggi videocamera e computer sono ormai strumenti ubiquitari che costituiscono, in tutte le scuole d’arte e di design, una quota crescente delle attrezzature per la produzione dei lavori studenteschi. Il video guadagna spazio rispetto alla pellicola tradizionale, il montaggio elettronico ha relegato da tempo in soffitta le vecchie moviole 16 mm; attualmente le immagini di sintesi, gli effetti speciali digitali e il 3D sono pane quotidiano per gli studenti delle scuole d’arte.

Nella preparazione scolastica ai mestieri e alle tecniche del cinema e della televisione, la realtà emergente nella Svizzera contemporanea mostra alcune particolarità: sono le scuole di arti applicate o di belle arti a farsi carico di simili corsi, invece delle scuole di cinema presenti nei paesi vicini (segnatamente in quelli che dispongono di un cinema organizzato su scala industriale). I curricoli proposti sono di tipo generalista: si tratta di formare registi-autori, artisti operanti coi mezzi del cinema, persone capaci di capire e intervenire in ogni fase del processo creativo, dalla scrittura di un copione alla post-produzione passando per il lavoro sull’immagine, sul suono, sulla messa in scena o sulla produzione. Mancano quindi le formazioni specialistiche che si osservano nelle grandi scuole estere di cinema, ove esistono curricoli per registi ma anche per sceneggiatori, capi operatori, tecnici del suono, decoratori o produttori. Questa filosofia corrisponde, nel momento storico attuale del cinema svizzero, alla realtà organizzativa del tessuto professionale e in particolare a una prassi definibile più artigianale che industriale.

 

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